L’Italia rinnova il panorama dell’iGaming: meno concessionari, licenze da 7 milioni di euro e normative più rigide a tutela dei giocatori. Scopri le novità in arrivo dal 2025.
L’Italia rinnova il panorama dell’iGaming: meno concessionari, licenze da 7 milioni di euro e normative più rigide a tutela dei giocatori. Scopri le novità in arrivo dal 2025.

Un cambiamento d'aria è in atto nel panorama del gioco online in Italia. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) ha recentemente chiuso la procedura per le nuove licenze, e i dati sono eloquenti: rispetto alle 93 richieste presentate nell'ultima tornata, le candidature si sono ridotte a circa 50. In termini pratici, il numero di concessionari passerà dagli attuali 81 a soli 33. C'è chi la percepisce come una stretta, chi invece come un rinnovamento salutare. Il principio è chiaro: meno gestori, ma finanziariamente più stabili, tecnologicamente innovativi e dotati di protocolli di sicurezza superiori. L'obiettivo delle autorità è un comparto più regolamentato, in grado di assicurare gettito fiscale costante e protezione per gli utenti. Una mossa che, se da una parte limita la competizione, dall'altra inaugura una fase di maggiore trasparenza e professionalità.
Fino a ieri, il costo di una licenza per il gioco online si aggirava attorno ai 250mila euro. Adesso la situazione è radicalmente diversa: la tariffa d’ingresso è schizzata fino a 7 milioni di euro. Un balzo che ha spiazzato numerosi operatori di piccole dimensioni, favorendo invece chi dispone di solide risorse finanziarie e una strategia industriale strutturata. Ma l’aspetto economico non è l’unico a essere cambiato. Secondo la normativa vigente, i bookmaker sono tenuti a versare un’imposta del 24,5% sul fatturato lordo, mentre per i casinò online la percentuale sale al 25,5%, a cui si aggiunge un contributo annuale pari al 3% del GGR. A chiudere il cerchio, è previsto l’obbligo di devolvere lo 0,2% del fatturato (con un tetto massimo di 1 milione di euro) a progetti dedicati al gioco responsabile. Un insieme di regole che sta rimodellando il settore e testando la capacità di adattamento dei vari operatori.
Non è una questione meramente economica o di concessioni: il cuore della riforma batte per la sicurezza del giocatore. Le autorità innalzano gli standard in materia di prevenzione del riciclaggio e di difesa dei consumatori, richiedendo agli operatori soluzioni pratiche per controllare il tempo e le risorse investite. Soglie per i versamenti, per le puntate, per la durata delle sessioni, insieme a meccanismi di autoblocco, diventeranno la norma obbligatoria. La finalità è trasparente: scongiurare i rischi, specialmente nelle fasce più esposte, come i giovani. Rappresenta un’evoluzione del modello, che fonde innovazione tecnologica e impegno etico, mutando il gioco da un territorio digitale senza regole a un ambito più protetto e affidabile.
Mentre il digitale accelera verso il futuro, anche il panorama del gioco tradizionale è sotto l’occhio vigile del legislatore. Autorizzazioni per le attività fisiche, verifiche d’identità rafforzate e criteri omogenei di sicurezza sono al centro del dibattito. Tuttavia, gli attriti con le giunte regionali hanno ostacolato l’iter, obbligando l’esecutivo a posporre alcune scelte. La rotta resta comunque definita: un universo del gioco – sia digitale che fisico – più regolamentato, protetto e allineato alle esigenze di un’Italia proiettata nel domani, senza trascurare la salvaguardia delle persone. Su it-chickenroad-er.online, monitoreremo con attenzione ogni fase di questa evoluzione senza precedenti.